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	<title>Anna Rita Guaitoli &#187; admin</title>
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		<title>Silenzio e… scrittura</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 18:25:48 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cantuccio delle riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa è il silenzio? Già: chi lo conosce, oggi. Sembra (ricerca pubblicata su Science) che non siamo più capaci di stare 15 minuti da soli con i nostri pensieri. Sembra che spaventi anche 1 minuto di silenzio in un incontro. E il tempo nostro, allora, è riempito di lavoro, riunioni, palestra, appuntamenti con gli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Che cosa è il silenzio? Già: chi lo conosce, oggi. Sembra (ricerca pubblicata su </span><i><span style="font-weight: 400;">Science</span></i><span style="font-weight: 400;">) che non siamo più capaci di stare 15 minuti da soli con i nostri pensieri. Sembra che spaventi anche 1 minuto di silenzio in un incontro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">E il tempo nostro, allora, è riempito di lavoro, riunioni, palestra, appuntamenti con gli amici &#8230;. E, soprattutto, notifiche, musichette e il temibile </span><i><span style="font-weight: 400;">scrolling</span></i><span style="font-weight: 400;">: tutto per riempire il vuoto che il silenzio comporterebbe.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Vuoto? Non certo come ‘mancanza’: negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche sull’importanza</span> <span style="font-weight: 400;">del silenzio per il cervello (permette al sistema nervoso di riequilibrarsi, abbassa i livelli di cortisolo nel sangue, fortifica la memoria, facilità la creatività…).  Dicono i neuroscienziati che nel silenzio si attivi quella rete neurale (“default mode network”)</span> <span style="font-weight: 400;">che entra in funzione quando non siamo concentrati su compiti specifici. Ma lasciamo queste considerazioni agli specialisti. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Pensiamo a noi, perché del silenzio non è solo il cervello a giovarsene. Per capirne il valore basterebbe riallacciarsi alle culture orientali: nella cultura cinese, per esempio, il silenzio è detto jìjìng (寂静), che significa “quieto”; in quella giapponese, il silenzio (chinmoku (沈黙) etimologicamente richiama il movimento dell’inoltrarsi nella calma silenziosa. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ecco. C’è un movimento, c’è quindi vita in quella realtà fluida e dinamica che permette una immersione in noi stessi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Intanto, in attesa che sia promulgata (già proposta di legge) “La giornata del silenzio”, si potrebbe creare in casa una ‘zona-silenzio’ spengendo tutti i telefoni e varie. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Poi, magari solo per pochi minuti, si può prendere un quaderno e una penna. Appena la penna incontra la carta si attiva una sinergia che trasforma l&#8217;atto di scrivere in una vera e propria forma di meditazione. Il tempo lento necessario per creare il tracciato, magari un fruscio della penna sulla carta: quasi come in una bolla, è più facile concentrarsi, riflettere. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">E forse scoprire perché il silenzio faccia tanta paura. </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Anna Rita Guaitoli</span></i></p>
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		<title>Buon anno…</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 16:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come augurare “buon anno” in un anno iniziato in modo tanto drammatico? Mi torna il ricordo di tempi passati. Quando c’era chi sapeva utilizzare la fantasia e le parole per indicare la strada da percorrere. Insieme. L’uomo cui penso è Gianni Rodari: un poeta che tanto ha insegnato parlando in modo semplice a tutti, e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come augurare “buon anno” in un anno iniziato in modo tanto drammatico?<br />
Mi torna il ricordo di tempi passati. Quando c’era chi sapeva utilizzare la fantasia e le parole per indicare la strada da percorrere. Insieme.<br />
L’uomo cui penso è Gianni Rodari: un poeta che tanto ha insegnato parlando in modo semplice a tutti, e così facendo scoprire il mondo vero e il potere della fantasia: non la fantasticheria inutile, ma quella che si nutre di esperienze e memoria, e porta a cambiare la realtà.<br />
In un suo racconto lungo, il barone Lamberto vecchio di 93 anni, che “possiede 24 banche e 24 malattie”, sopravvive al tentativo del nipote di ucciderlo grazie alla ripetizione continua del suo nome ad opera del fido maggiordomo; anzi, sempre ripetendo lui stesso il suo nome, ringiovanirà. Decide allora di lasciare le banche e andare in un circo.<br />
“Stupidaggini”. “Fanfaluche”: diranno quelli che sanno.<br />
Ma la fantasia sa creare la realtà. Basta abbinarle l’intelligenza critica, il dubbio, e si ritrova la forza per andare avanti. Vi regalo le ultime frasi del racconto: <em>Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: Buon viaggio!</em><br />
E noi, magari, insieme, si può sognare di giocare con l’altalena e poi fare un salto nelle nuvole, mentre qualcuno ti guarda con amore. Come in questo delizioso disegno di Gianni Rodari.<br />
E allora, sì, Buon Anno.</p>
<p><a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/Immagine1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1665 aligncenter" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2026/01/Immagine1-210x300.jpg" alt="Immagine1" width="210" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anna Rita Guaitoli</em></p>
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		<title>Anche se non parlo, ascoltami. Attraverso il segno grafico</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 15:11:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non passa giorno che psicoanalisti, pedagogisti, psicologhi, avvertano sulla difficoltà relazionale dei nostri adolescenti. Una difficoltà acuita dalla frammentazione delle famiglie, dagli impegni dei genitori (chi per precarietà del lavoro stesso, chi per impegni di palestra e di like), dalla vessazione delle performance cui sono incitati dai social network. Le relazioni, allora, vengono sostituite con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non passa giorno che psicoanalisti, pedagogisti, psicologhi, avvertano sulla difficoltà relazionale dei nostri adolescenti. Una difficoltà acuita dalla frammentazione delle famiglie, dagli impegni dei genitori (chi per precarietà del lavoro stesso, chi per impegni di palestra e di <em>like</em>), dalla vessazione delle performance cui sono incitati dai <em>social network</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le relazioni, allora, vengono sostituite con una immersione negli schermi che sembrano offrire un rimedio per colmare il vuoto avvertito dentro. Ma quanto è fragile questo “rimedio”: e uno su tre dice di aver paura del futuro; sei su dieci si sentono insicuri; 3 giovani su 4 avvertono l’esigenza di un supporto psicologico</p>
<p style="text-align: justify;">Già: perché gli adolescenti non sono solo quelli “sdraiati”, quelli indifferenti, quelli senza regole. Gli adolescenti sono tanto altro: curiosità, energia, speranza, paura, fragilità; un corpo con una testa che pensa e un cuore che batte.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, piuttosto che parlare <em>di</em> loro, facciamo parlare loro. Se incontrano un adulto che si avvicina senza giudicare e solo offrendo uno spazio in cui trovare parole: altroché se non parlano. Soprattutto qualora l’approccio sia stimolato dal riportare quello che hanno già raccontato … nella loro scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui la piccola grafia di una ragazza di 18 anni dal movimento incerto ma con discrete personalizzazioni parla della personale curiosità che la sprona alla ricerca: “alla piena consapevolezza di me”. La troverà? La sua sensibilità va supportata.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/Immagine1.jpg"><img class=" wp-image-1652 size-large aligncenter" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/Immagine1-1024x216.jpg" alt="Immagine1" width="604" height="127" /></a></p>
<p>C’è, invece, nella scrittura del ragazzo diciottenne, ben altra confessione.</p>
<p><a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/Immagine2.jpg"><img class=" wp-image-1653 size-large aligncenter" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/10/Immagine2-1024x519.jpg" alt="Immagine2" width="604" height="306" /></a></p>
<p><em>Anna Rita Guaitoli</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La parola sulla carta: per una comunicazione che resta</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 06:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantuccio delle riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo accennato al valore della cartolina. Ovunque ci siano bambini e ragazzi, gli educatori (ma anche amministrazioni attente alla crescita) lo sanno. E molti hanno avviato progetti, troppi per ricordarli tutti: ma tutti, oltre a quelli qui citati, sono andati a costituire il tesoro della speranza che custodisco con cura. Segnalato dall’ANSA il 25 aprile [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avevo accennato al valore della cartolina. Ovunque ci siano bambini e ragazzi, gli educatori (ma anche amministrazioni attente alla crescita) lo sanno. E molti hanno avviato progetti, troppi per ricordarli tutti: ma tutti, oltre a quelli qui citati, sono andati a costituire il tesoro della speranza che custodisco con cura.</p>
<p style="text-align: justify;">Segnalato dall’ANSA il 25 aprile di quest’anno, per esempio, è il progetto di una scuola primaria di Napoli, che, in un’epoca dominata da messaggi veloci e comunicazioni digitali, ha deciso di riportare in vita un’abitudine quasi dimenticata: scrivere lettere a mano. I bambini, coinvolti in tutte le fasi del processo, hanno scelto parole, comprato francobolli, imbucate le letterine inviate… a se stessi. E così, sono stati spinti a conoscere altro valore oggi dimenticato: l’attesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcune maestre/i hanno ideato invece una “cassetta della posta” in classe: e vi hanno trovato messaggi anche rivolti a loro.</p>
<p style="text-align: justify;">È stata poi l’amministrazione di Trento a creare nel 2021 il progetto rivolto alla scuola primaria con l’invito di esprimere su cartoline (imbucando in una apposita &#8220;cassetta della posta Family&#8221;) le proprie opinioni per lo sviluppo di una città più sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Progetti anche per “ragazzi speciali”: come quello voluto dal fumettista pratese, David Ceccarelli, rivolto agli ospiti del presidio riabilitativo di Stella Maris a Marina di Pisa: per raccontare di Pisa, e di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Pure gli adulti si rimettono in gioco: almeno un accenno alle “merlettaie di Foggia” che hanno partecipato alla <em>Mail art</em> 2025, usando cartoline disegnate con qualsiasi tecnica che la creatività personale suggerisse.</p>
<p style="text-align: justify;">Importanti tutti, i progetti: purché si riprenda in mano carta e penna, nella consapevolezza del valore della parola scritta che potenzia la comunicazione. Anzi, la magia di una comunicazione che non si vada ad esaurire nell’attimo offerto da w.a.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi saluto, augurandovi buone vacanze, con una cartolina di Gustav Klimt spedita durante il suo viaggio in Italia del 1903. In quella scrittura grande, spigolosa, veloce, UNICA, c’è la comunicazione dell’intensità, della veemenza, della ricerca, del bisogno di imporsi, dell’inquietudine dell’artista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Immagine1.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1644 size-full" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/06/Immagine1.jpg" alt="Immagine1" width="478" height="358" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anna Rita Guaitoli</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il valore della parola scritta</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2025 15:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantuccio delle riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Una data importante il 9 aprile 2025. È stata instituita una “Giornata nazionale dell’ascolto dei minori”. Finalmente, dico io che da tanti anni mi occupo di sportelli aperti all’ascolto partendo da ciò che i ragazzi scrivono: cioè da un loro prodotto non sottoposto a quantificazioni standard. Beh, solo un “maestro di strada” come Marco Rossi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una data importante il 9 aprile 2025. È stata instituita una “Giornata nazionale dell’ascolto dei minori”. Finalmente, dico io che da tanti anni mi occupo di sportelli aperti all’ascolto partendo da ciò che i ragazzi scrivono: cioè da un loro prodotto non sottoposto a quantificazioni standard.</p>
<p style="text-align: justify;">Beh, solo un “maestro di strada” come Marco Rossi Doria poteva avere una idea gentile quale quello di attivare una raccolta di cartoline scritte da loro per verbalizzare…. <em>cosa augurano a loro stessi da grandi</em>. Alcuni commentatori hanno sottolineato la speranza: per progetti che vanno da quelli professionali a quelli legati all’amore. A me, hanno fatto più impressione le tanti, costanti, frasi quali “Non ho più paura di rimanere da sola”, “Ho meno paura”, “Ho superato le mie paure”, “Non ho paura di fallire”, “Non ho più paura di amare”, “Ho superato la paura dei ragni e delle donne” “Non sono in un carcere a marcire” “Non sono sotto un ponte” “Non ho più paura del cibo” “Non mi sento più sbagliata”, “Sono guarita da tutte le debolezze che avevo e nascondevo”, “Sto meglio”, “Ho fatto pace con me stesso”…</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma: se guardiamo a ciò che sentono OGGI, non si può non evidenziare la parola “paura”. Seppure coperta dal leggero velo di futura speranza, è parola che si lega alla realtà di adolescenti. Di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">E la cartolina, prezioso strumento di comunicazione (e non più oggetto del passato: tornerò su questo argomento), ci ha fatto partecipi delle tante loro preoccupazioni che spesso si colorano di angoscia.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/Senza-titolo.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1640" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2025/04/Senza-titolo.jpg" alt="Senza titolo" width="278" height="190" /></a><em>Anna Rita Guaitoli</em></p>
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		<title>Evviva! C’è il diario</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Jul 2024 08:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché tale entusiasmo da parte mia? È recente la notizia che tornerà a scuola il diario (di carta) per annotare i compiti da fare, in barba al famigerato registro elettronico che tanti guai sta combinando. Non si vogliono demonizzare i meriti delle tecnologie digitali che fanno comunque parte (dominante) del nostro presente. Ma questo “ritorno” [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Perché tale entusiasmo da parte mia? È recente la notizia che tornerà a scuola il diario (di carta) per annotare i compiti da fare, in barba al famigerato registro elettronico che tanti guai sta combinando.<br />
Non si vogliono demonizzare i meriti delle tecnologie digitali che fanno comunque parte (dominante) del nostro presente. Ma questo “ritorno” è una breccia verso una nuova consapevolezza sulla importanza della scrittura manuale: una necessità, per la quale con forza disperata mi sono battuta.<br />
Intanto, scrivere significa allenare la capacità di muovere le mani con movimenti fluidi che assumono l’andamento di un movimento melodico: in effetti, si chiama <em>melocinetica</em> la capacità di compiere movimenti fini e precisi (il termine è in genere associato in negativo alla difficoltà di effettuare tale azione).<br />
L’abilità di fornire la giusta fluenza alle sequenze motorie a me interessa perché permette la coordinazione complessa tra i movimenti muscolari e le attività cerebrali. Proprio durante la scrittura a mano, con quel movimento scorrevole delle dita, si rende attivo il circuito <em>cervello &#8211; mano &#8211; cervello</em> che va a sollecitare le zone alla memoria destinate.<br />
Non solo: semplificando e sintetizzando al massimo ricordo che annotare i compiti assegnati significa porre attenzione a ciò che si deve fare. E “attenzione” in questo caso significa stimolare responsabilità individuale e capacità di pianificazione.<br />
Se vi pare poco, preciso: significa sviluppare abilità di gestione del tempo; soprattutto, avviare il processo di autonomia.<br />
<em>Viva il diario.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Anna Rita Guaitoli</p>
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		<title>Speranza</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2024 14:51:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantuccio delle riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante l’Attesa (tema su cui mi sono fermata nell’ultimo cantuccio) rimane viva la speranza. Proprio come &#8211; ancora una volta &#8211; cantava Emily Dickinson grande generatrice di indimenticabili immagini: È la “speranza” una creatura alata che si annida nell’anima – e canta melodie senza parole – senza smettere mai Non sono solo parole poetiche. Se [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Durante l’<em>Attesa</em> (tema su cui mi sono fermata nell’ultimo cantuccio) rimane viva la speranza. Proprio come &#8211; ancora una volta &#8211; cantava Emily Dickinson grande generatrice di indimenticabili immagini:</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>È la “speranza” una creatura alata</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>che si annida nell’anima –</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>e canta melodie senza parole –</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><em>senza smettere mai</em></p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Non sono solo parole poetiche. Se si ha pazienza di aspettare, orecchie per ascoltare, e occhi per tutto scrutare, la speranza si fa concretezza. Eccone due esempi riguardanti il mondo carta-penna in cui ho vissuto (e ancora vivo) tante passioni.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Il primo:</strong> in Svezia i bambini di questo anno scolastico 2023-2024 sui loro banchi al posto dei tablet e dei dispositivi digitali introdotti con importanti sussidi negli anni passati, hanno trovato …quaderni e penne, libri di carta, fogli. Una indagine internazionale che si ripete ogni cinque anni per misurare l’abilità di lettura degli studenti tra i nove e i dieci anni, aveva dimostrato come la capacità di lettura degli studenti svedesi fosse diminuita del 11% in 5 anni. E una delle cause principali si è dimostrata essere l’uso eccessivo dei dispositivi digitali.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Alle critiche degli zelanti fautori della “modernità” il ministro della cultura ha risposto: “Ci sono chiare prove scientifiche che gli strumenti digitali compromettono piuttosto che migliorare l’apprendimento degli studenti”.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><strong>Il secondo:</strong> è appena nata, nel Dipartimento di Lettere della Università la Sapienza una rivista… manoscritta. Si chiama DIGITI, evidentemente facendo riferimento alle “dita che tengono in mano la penna”.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">Io, qui, voglio solo trascrivere il loro progetto che si fonda sulla “<em>… scommessa di riappropriarsi di un percorso, di un ritmo di pensiero e di una fluidità di parole che solo la scrittura a mano, in particolare quella corsiva, permette di avere…</em>”. Ogni articolo ha la grafia dell’autore. Cioè espressione della personalità di ognuno.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;">E così finisce l’anno 2023 e comincia l’anno 2024.</p>
<p style="font-weight: 400; text-align: justify;"><a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/01/Senza-titolo.png"><img class=" size-medium wp-image-1610 alignnone" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2024/01/Senza-titolo-300x198.png" alt="Senza titolo" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Anna Rita Guaitoli</em></p>
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		<title>Attesa</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 06:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantuccio delle riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho un’amica che insegue le parole che le vengono incontro. Scrive poi le successive riflessioni mettendole in relazione con immagini della natura che solo un occhio sensibile sa cogliere. In questi caldi caldi, difficili, mesi estivi ho goduto della sua sensibilità immaginativa, e ho trovato la spinta per recuperare il valore dell’attesa. Difficile farlo quando [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho un’amica che insegue le parole che le vengono incontro. Scrive poi le successive riflessioni mettendole in relazione con immagini della natura che solo un occhio sensibile sa cogliere. In questi caldi caldi, difficili, mesi estivi ho goduto della sua sensibilità immaginativa, e ho trovato la spinta per recuperare il valore dell’attesa. Difficile farlo quando si subiscono dolori: domina la paura del dopo. Quasi impossibile da accettare per molti (ahimè, soprattutto per chi cresce) oggi, nell’epoca del “tutto-subito”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il valore etimologico spesso apre scenari diversi. “Ad-tendere” indica un <em>tendere a,</em> un<em> aspirare</em>: azioni che hanno implicito il rinnovarsi del desiderio. Ovviamente, Emily Dickinson lo sapeva dire, e come: <em>Marzo: mese di attesa</em>. / <em>Le cose che ignoriamo /E le persone che aspettiamo/ Sono in cammino…</em></p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, ecco: un moscerino “deciso ad esplorare la pagina” in cui Isa stava scrivendo si è fermato sul bordo, in basso …. “È tempo di voltare pagina.” La sosta, l’inizio di altro. L’attesa.</p>
<p> <a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/moscerino.png"><img class="size-full wp-image-1587" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/08/moscerino.png" alt="moscerino" width="533" height="301" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Moscerino posato sulla pagina</em></p>
<p style="text-align: justify;">D’accordo: non è facile. Occorre avere avuto la capacità (e la calma) di recuperare un tempo &#8211; non tempo; di accettare la sosta; di trovarsi pronti.</p>
<p style="text-align: justify;">“Guardo delle formiche che hanno ammassato semi vicino all’entrata del loro nido: loro sanno quando è tempo di fare delle cose”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Buon inizio (finito il caldo).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E grazie a Isabella Zucchi.</em></p>
<p><em>Anna Rita Guaitoli</em></p>
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		<title>Mani e bocca</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 06:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantuccio delle riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Lui è l’Homunculus. Fece la sua apparizione il primo dicembre del 1937, quando Wilder Penfield, neurologo canadese, pubblicò sulla rivista Brain un articolo. Le neuroscienze attuali hanno approfondito e apportato sviluppi, ma l’immagine, grottesca nell’eccessiva sproporzione, rende bene l’importanza che la manualità e la parola hanno nell’architettura funzionale della corteccia cerebrale. E quindi nello sviluppo – [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Senza-titolo.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1583" src="http://www.annaritaguaitoli.it/wordpress/wp-content/uploads/2023/06/Senza-titolo.png" alt="Senza titolo" width="615" height="342" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Lui è l’<em>Homunculus</em>. Fece la sua apparizione il primo dicembre del 1937, quando Wilder Penfield, neurologo canadese, pubblicò sulla rivista <em>Brain</em> un articolo. Le neuroscienze attuali hanno approfondito e apportato sviluppi, ma l’immagine, grottesca nell’eccessiva sproporzione, rende bene l’importanza che la manualità e la parola hanno nell’architettura funzionale della corteccia cerebrale. E quindi nello sviluppo – unico – del cervello umano.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi parti ingigantite dicono che sono loro ad attivare nel cervello reti più vaste e complesse: perché hanno un maggior numero di recettori (o densità d’innervazione) e quindi più neuroni dedicati al controllo. Ed ecco, allora, che noi possiamo godere della morbidezza di un tessuto, del piacere del gusto, della parola.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo: il maggiore coinvolgimento dei sensi permette al cervello di mettere a punto movimenti delle mani più fini e accurati. Come è necessario nella scrittura a mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti: premendo una penna sulla carta vengono <strong>attivati molti sensi,</strong> si affermava nella ricerca ricordata nel precedente Cantuccio. La studiosa <strong>van der Meer</strong>  precisava che «I movimenti delicati e controllati in modo preciso previsti dalla scrittura a mano contribuiscono all’attivazione di pattern cerebrali legati all’apprendimento; usando una tastiera, al contrario, <strong>non abbiamo trovato traccia</strong> dell’attivazione di questi schemi».</p>
<p style="text-align: justify;">E io sottolineo ancora: “La scrittura a mano è un’abilità culturale complessa che coinvolge molte aree cerebrali e l’integrazione di abilità motorie e percettive”.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendete carta e penna. Il cervello resterà giovane.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Anna Rita Guaitoli</em></p>
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		<title>Casco in testa, scrittura a mano. E il suono della scrittura</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 14:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cantuccio delle riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il casco (un vero e proprio elmetto spaziale, collegato a 250 sensori altamente sensibili a misurare l’attività cerebrale) è quello messo a 24 ragazzi e bambini dalla neuroscienziata olandese Audrye van der Meer della Norwegian University of Science and Technology. La stessa aveva già fatto studi simili e il risultato, per chi segue questo tipo di ricerche, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il casco (un vero e proprio elmetto spaziale, collegato a 250 sensori altamente sensibili a misurare l’attività cerebrale) è quello messo a 24 ragazzi e bambini dalla neuroscienziata olandese Audrye van der Meer della Norwegian University of Science and Technology.</p>
<p style="text-align: justify;">La stessa aveva già fatto studi simili e il risultato, per chi segue questo tipo di ricerche, è lo stesso: si impara e si ricorda meglio usando carta e penna. L’esperimento (non recentissimo &#8211; 2020 &#8211; ma l’ultimo ad avere avuto risonanza) ha raccolto comunque numerosi dati la cui sintesi è in un articolo scritto dalla medesima scienziata: <i>Solo tre dita scrivono, ma lavora tutto il cervello.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Già: “la tastiera richiede sempre lo stesso movimento, mentre con la scrittura a mano le dita devono compiere percorsi armoniosi, che sono utili in diversi modi”.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo studio anche il disegno viene riconosciuto attività complessa quanto la scrittura: entrambi riescono ad attivare gli “appigli” che creano contatti fra diverse parti del cervello permettendo di costruire gli schemi necessari per apprendere, codificare le informazioni, e poi creare.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo so: oggi che scrivere a mano sembra un gesto in via d’estinzione con i nostri giovani prigionieri dei loro <i>smart-phone</i> , gli occhi sempre più incollati sulla tastiera o alla ricerca frettolosa di qualche “faccetta”, … ricordarlo (magari agli adulti responsabili dell’educazione), sa da chiacchiera inutile di ‘grillo parlante’.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma poco me ne importa: in questo mio cantuccio sono libera. E posso così sottolineare della studiosa l’altra osservazione che amo: “premendo una penna sulla carta vengono attivati molti sensi<b>…</b>si ascolta <i>il suono della scrittura</i>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Anna Rita Guaitoli</i></p>
<p>&nbsp;</p>
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