{"id":104,"date":"2013-10-08T08:29:29","date_gmt":"2013-10-08T06:29:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.annaritaguaitoli.it\/wordpress\/?page_id=104"},"modified":"2014-01-05T11:15:45","modified_gmt":"2014-01-05T10:15:45","slug":"lorientamento-quale-intervento-pedagogico","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.annaritaguaitoli.it\/?page_id=104","title":{"rendered":"L\u2019orientamento quale intervento pedagogico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019orientamento scolastico ha gi\u00e0 una sua storia che parla del fallimento sia di orientamenti \u201cpre-dittivi\u201d rispondenti a sola logica adattiva, sia di orientamenti puramente informativi. E\u2019 stata l\u2019esperienza concreta, quella che si fa sul campo [\u2026] a dimostrare che l\u2019orientamento debba essere considerato come una serie di attivit\u00e0 da proseguire nel tempo, da verificare in tappe, da realizzarsi con una alleanza di pi\u00f9 figure professionali. [\u2026] Sebbene gi\u00e0 da Vygotskij il processo psichico si sia andato definendo come insieme di processi intellettivi e affettivi, troppo spesso ci si dimentica di tarare il peso del bagaglio affettivo sulla bilancia di un orientamento davvero formativo. Eppure, \u00e8 gi\u00e0 stato teorizzato come proprio la rilevazione affettiva-emotiva da seguire nel corso dell\u2019iter scolastico (magari nel famoso dossier) potrebbe disinnescare quei perversi circoli viziosi che si autopotenziano\u00a0: sia nel percorso \u201cclassico\u201d <i>disagio\/insuccesso scolastico\/disagio<\/i>\u00a0; ma anche nel percorso meno clamoroso, e proprio per questo pi\u00f9 insidioso, <i>disagio\/ riuscita scolastica tramite adattamento passivo alle regole\/ disagio<\/i>. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel rispetto del termine \u201cpedagogico\u201d che va ad indicare l\u2019<i>azione<\/i> per <i>formare<\/i>, i progetti di orientamento da me portati avanti, avevano come impegno prioritario, il <b>non<\/b> volere dare un giudizio definitivo, il <b>non<\/b> volere che il consiglio orientativo fosse determinante: si voleva invece disegnare un profilo capace di presentare alcuni aspetti della situazione affettiva e cognitiva di <i>quell<\/i>\u2019allievo in <i>un<\/i> momento del suo percorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Definiti quattro campi di indagine intorno ai quali si \u00e8 organizzata una scheda [\u2026], nell\u2019ottica non predicatoria di un orientamento che sia auto-orientamento a partire dalla conoscenza di s\u00e9, [\u2026] \u00a0si \u00e8 offerta chiara indicazione di \u201c<i>punti forza<\/i>\u201d, tutti quelli che con tranquillit\u00e0 scientifica era possibile rilevare e sui quali si poteva far leva per un proseguimento sereno degli studi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo una spiegazione generale, classe per classe, [\u2026] si \u00e8 aperto un colloquio (volontario) davvero interessante con ragazzi\u2026 genitori\u2026 docenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 stato il calore di queste risposte a confermarmi, nell\u2019orientamento, la necessit\u00e0 di un colloquio con valenza di sostegno orientativo e di valorizzare figure che siano \u201cguida agli aspetti cognitivi e relazionali\u201d, capaci di attivare quella relazione di aiuto sulla base di un ascolto che \u00e8 fondamentale per entrare in contatto con ragazzi (che o non dicono, o dicono dietro lo schermo di una iper-razionalizzazione). [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grafologo, certo, dispone di un mezzo privilegiato quale la scrittura [\u2026] per ascoltare in silenzio e dirgli, poi, quello che <i>lui<\/i>, probabilmente, gi\u00e0 sa, ma non vuole accettare per paura di una sofferenza mentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, se parliamo di un orientamento che abbia forte valenza pedagogica, c\u2019\u00e8 quanto mai bisogno di un <b>adulto competente<\/b>, che sappia <b>ascoltare<\/b>. L\u2019ascolto \u00e8 attivit\u00e0 complessa, per cui non basta raccogliere dati, non basta avere buona volont\u00e0; ma non basta essere nemmeno psicologi, se non si possiedono le competenze di un approccio dinamico peculiari dello psicologo clinico (sono risultati proprio gli psicologi all\u2019ultimo posto in quanto capacit\u00e0 di supportare emotivamente i malati terminali: inchiesta di \u201cAltro consumo\u201d, n 133, 2000).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, se vogliamo continuare a credere nella validit\u00e0 dell\u2019orientamento, il problema non \u00e8 certo di assolutizzare, o demonizzare, alcuna figura: c\u2019\u00e8, invece, l\u2019esigenza preliminare di introdurre le <i>competenze relazionali<\/i> nella formazione degli insegnanti (peraltro gi\u00e0 stigmatizzata nel documento MURST-MPI del 23\/4\/97)\u00a0; e c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di creare, sperimentandola nella pratica, una <i>sinergia <\/i>tra professionisti diversi grazie alla quale impostare quella strategia complessa di orientamento in una logica di prevenzione [\u2026]. E prevenire, che non \u00e8 solo impedire, diventa azione di supporto alla crescita, <i>orientando<\/i>: per fare stare bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><b>Anna Rita Guaitoli &#8211; Dalla r<\/b>elazione al Convegno \u201c<i>Le potenzialit\u00e0 grafologiche nell\u2019orientamento scolastico<\/i>\u201d (Bologna, 2 maggio 2004)\u00a0<\/b><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019orientamento scolastico ha gi\u00e0 una sua storia che parla del fallimento sia di orientamenti \u201cpre-dittivi\u201d rispondenti a sola logica adattiva, sia di orientamenti puramente informativi. 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