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Silenzio e… scrittura

Che cosa è il silenzio? Già: chi lo conosce, oggi. Sembra (ricerca pubblicata su Science) che non siamo più capaci di stare 15 minuti da soli con i nostri pensieri. Sembra che spaventi anche 1 minuto di silenzio in un incontro.

E il tempo nostro, allora, è riempito di lavoro, riunioni, palestra, appuntamenti con gli amici …. E, soprattutto, notifiche, musichette e il temibile scrolling: tutto per riempire il vuoto che il silenzio comporterebbe.

Vuoto? Non certo come ‘mancanza’: negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche sull’importanza del silenzio per il cervello (permette al sistema nervoso di riequilibrarsi, abbassa i livelli di cortisolo nel sangue, fortifica la memoria, facilità la creatività…).  Dicono i neuroscienziati che nel silenzio si attivi quella rete neurale (“default mode network”) che entra in funzione quando non siamo concentrati su compiti specifici. Ma lasciamo queste considerazioni agli specialisti. 

Pensiamo a noi, perché del silenzio non è solo il cervello a giovarsene. Per capirne il valore basterebbe riallacciarsi alle culture orientali: nella cultura cinese, per esempio, il silenzio è detto jìjìng (寂静), che significa “quieto”; in quella giapponese, il silenzio (chinmoku (沈黙) etimologicamente richiama il movimento dell’inoltrarsi nella calma silenziosa. 

Ecco. C’è un movimento, c’è quindi vita in quella realtà fluida e dinamica che permette una immersione in noi stessi. 

Intanto, in attesa che sia promulgata (già proposta di legge) “La giornata del silenzio”, si potrebbe creare in casa una ‘zona-silenzio’ spengendo tutti i telefoni e varie. 

Poi, magari solo per pochi minuti, si può prendere un quaderno e una penna. Appena la penna incontra la carta si attiva una sinergia che trasforma l’atto di scrivere in una vera e propria forma di meditazione. Il tempo lento necessario per creare il tracciato, magari un fruscio della penna sulla carta: quasi come in una bolla, è più facile concentrarsi, riflettere. 

E forse scoprire perché il silenzio faccia tanta paura. 

Anna Rita Guaitoli

Buon anno…

Come augurare “buon anno” in un anno iniziato in modo tanto drammatico?
Mi torna il ricordo di tempi passati. Quando c’era chi sapeva utilizzare la fantasia e le parole per indicare la strada da percorrere. Insieme.
L’uomo cui penso è Gianni Rodari: un poeta che tanto ha insegnato parlando in modo semplice a tutti, e così facendo scoprire il mondo vero e il potere della fantasia: non la fantasticheria inutile, ma quella che si nutre di esperienze e memoria, e porta a cambiare la realtà.
In un suo racconto lungo, il barone Lamberto vecchio di 93 anni, che “possiede 24 banche e 24 malattie”, sopravvive al tentativo del nipote di ucciderlo grazie alla ripetizione continua del suo nome ad opera del fido maggiordomo; anzi, sempre ripetendo lui stesso il suo nome, ringiovanirà. Decide allora di lasciare le banche e andare in un circo.
“Stupidaggini”. “Fanfaluche”: diranno quelli che sanno.
Ma la fantasia sa creare la realtà. Basta abbinarle l’intelligenza critica, il dubbio, e si ritrova la forza per andare avanti. Vi regalo le ultime frasi del racconto: Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: Buon viaggio!
E noi, magari, insieme, si può sognare di giocare con l’altalena e poi fare un salto nelle nuvole, mentre qualcuno ti guarda con amore. Come in questo delizioso disegno di Gianni Rodari.
E allora, sì, Buon Anno.

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Anna Rita Guaitoli

Anche se non parlo, ascoltami. Attraverso il segno grafico

Non passa giorno che psicoanalisti, pedagogisti, psicologhi, avvertano sulla difficoltà relazionale dei nostri adolescenti. Una difficoltà acuita dalla frammentazione delle famiglie, dagli impegni dei genitori (chi per precarietà del lavoro stesso, chi per impegni di palestra e di like), dalla vessazione delle performance cui sono incitati dai social network.

Le relazioni, allora, vengono sostituite con una immersione negli schermi che sembrano offrire un rimedio per colmare il vuoto avvertito dentro. Ma quanto è fragile questo “rimedio”: e uno su tre dice di aver paura del futuro; sei su dieci si sentono insicuri; 3 giovani su 4 avvertono l’esigenza di un supporto psicologico

Già: perché gli adolescenti non sono solo quelli “sdraiati”, quelli indifferenti, quelli senza regole. Gli adolescenti sono tanto altro: curiosità, energia, speranza, paura, fragilità; un corpo con una testa che pensa e un cuore che batte.

Allora, piuttosto che parlare di loro, facciamo parlare loro. Se incontrano un adulto che si avvicina senza giudicare e solo offrendo uno spazio in cui trovare parole: altroché se non parlano. Soprattutto qualora l’approccio sia stimolato dal riportare quello che hanno già raccontato … nella loro scrittura.

Qui la piccola grafia di una ragazza di 18 anni dal movimento incerto ma con discrete personalizzazioni parla della personale curiosità che la sprona alla ricerca: “alla piena consapevolezza di me”. La troverà? La sua sensibilità va supportata.

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C’è, invece, nella scrittura del ragazzo diciottenne, ben altra confessione.

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Anna Rita Guaitoli

 

La parola sulla carta: per una comunicazione che resta

Avevo accennato al valore della cartolina. Ovunque ci siano bambini e ragazzi, gli educatori (ma anche amministrazioni attente alla crescita) lo sanno. E molti hanno avviato progetti, troppi per ricordarli tutti: ma tutti, oltre a quelli qui citati, sono andati a costituire il tesoro della speranza che custodisco con cura.

Segnalato dall’ANSA il 25 aprile di quest’anno, per esempio, è il progetto di una scuola primaria di Napoli, che, in un’epoca dominata da messaggi veloci e comunicazioni digitali, ha deciso di riportare in vita un’abitudine quasi dimenticata: scrivere lettere a mano. I bambini, coinvolti in tutte le fasi del processo, hanno scelto parole, comprato francobolli, imbucate le letterine inviate… a se stessi. E così, sono stati spinti a conoscere altro valore oggi dimenticato: l’attesa.

Alcune maestre/i hanno ideato invece una “cassetta della posta” in classe: e vi hanno trovato messaggi anche rivolti a loro.

È stata poi l’amministrazione di Trento a creare nel 2021 il progetto rivolto alla scuola primaria con l’invito di esprimere su cartoline (imbucando in una apposita “cassetta della posta Family”) le proprie opinioni per lo sviluppo di una città più sostenibile.

Progetti anche per “ragazzi speciali”: come quello voluto dal fumettista pratese, David Ceccarelli, rivolto agli ospiti del presidio riabilitativo di Stella Maris a Marina di Pisa: per raccontare di Pisa, e di loro.

Pure gli adulti si rimettono in gioco: almeno un accenno alle “merlettaie di Foggia” che hanno partecipato alla Mail art 2025, usando cartoline disegnate con qualsiasi tecnica che la creatività personale suggerisse.

Importanti tutti, i progetti: purché si riprenda in mano carta e penna, nella consapevolezza del valore della parola scritta che potenzia la comunicazione. Anzi, la magia di una comunicazione che non si vada ad esaurire nell’attimo offerto da w.a.

Vi saluto, augurandovi buone vacanze, con una cartolina di Gustav Klimt spedita durante il suo viaggio in Italia del 1903. In quella scrittura grande, spigolosa, veloce, UNICA, c’è la comunicazione dell’intensità, della veemenza, della ricerca, del bisogno di imporsi, dell’inquietudine dell’artista.

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Anna Rita Guaitoli

Il valore della parola scritta

Una data importante il 9 aprile 2025. È stata instituita una “Giornata nazionale dell’ascolto dei minori”. Finalmente, dico io che da tanti anni mi occupo di sportelli aperti all’ascolto partendo da ciò che i ragazzi scrivono: cioè da un loro prodotto non sottoposto a quantificazioni standard.

Beh, solo un “maestro di strada” come Marco Rossi Doria poteva avere una idea gentile quale quello di attivare una raccolta di cartoline scritte da loro per verbalizzare…. cosa augurano a loro stessi da grandi. Alcuni commentatori hanno sottolineato la speranza: per progetti che vanno da quelli professionali a quelli legati all’amore. A me, hanno fatto più impressione le tanti, costanti, frasi quali “Non ho più paura di rimanere da sola”, “Ho meno paura”, “Ho superato le mie paure”, “Non ho paura di fallire”, “Non ho più paura di amare”, “Ho superato la paura dei ragni e delle donne” “Non sono in un carcere a marcire” “Non sono sotto un ponte” “Non ho più paura del cibo” “Non mi sento più sbagliata”, “Sono guarita da tutte le debolezze che avevo e nascondevo”, “Sto meglio”, “Ho fatto pace con me stesso”…

Insomma: se guardiamo a ciò che sentono OGGI, non si può non evidenziare la parola “paura”. Seppure coperta dal leggero velo di futura speranza, è parola che si lega alla realtà di adolescenti. Di oggi.

E la cartolina, prezioso strumento di comunicazione (e non più oggetto del passato: tornerò su questo argomento), ci ha fatto partecipi delle tante loro preoccupazioni che spesso si colorano di angoscia.

Senza titoloAnna Rita Guaitoli

Evviva! C’è il diario

Perché tale entusiasmo da parte mia? È recente la notizia che tornerà a scuola il diario (di carta) per annotare i compiti da fare, in barba al famigerato registro elettronico che tanti guai sta combinando.
Non si vogliono demonizzare i meriti delle tecnologie digitali che fanno comunque parte (dominante) del nostro presente. Ma questo “ritorno” è una breccia verso una nuova consapevolezza sulla importanza della scrittura manuale: una necessità, per la quale con forza disperata mi sono battuta.
Intanto, scrivere significa allenare la capacità di muovere le mani con movimenti fluidi che assumono l’andamento di un movimento melodico: in effetti, si chiama melocinetica la capacità di compiere movimenti fini e precisi (il termine è in genere associato in negativo alla difficoltà di effettuare tale azione).
L’abilità di fornire la giusta fluenza alle sequenze motorie a me interessa perché permette la coordinazione complessa tra i movimenti muscolari e le attività cerebrali. Proprio durante la scrittura a mano, con quel movimento scorrevole delle dita, si rende attivo il circuito cervello – mano – cervello che va a sollecitare le zone alla memoria destinate.
Non solo: semplificando e sintetizzando al massimo ricordo che annotare i compiti assegnati significa porre attenzione a ciò che si deve fare. E “attenzione” in questo caso significa stimolare responsabilità individuale e capacità di pianificazione.
Se vi pare poco, preciso: significa sviluppare abilità di gestione del tempo; soprattutto, avviare il processo di autonomia.
Viva il diario.

Anna Rita Guaitoli