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Facciamo i conti con i padri (i nostri: Moretti e Crépieux-Jamin)

I processi di crescita, siano essi esistenziali o culturali, obbligano a sempre nuove definizioni dei rapporti con i “padri”. Figure prime, queste, essenziali nella fase di identificazione, figure da “assassinare” nel momento della costruzione dell’identità, modelli da acquisire nella problematizzazione dell’adultità.

Uscendo subito dalla metafora, è indubbio che nella storia ancora recente della scienza grafologica e, in particolare della disciplina grafologica in Italia, ci siano state delle posizioni di adesione quasi dogmatica o alla figura di Moretti quale padre della grafologia italiana, e della grafologia tout-court; o a Crépieux-Jamin quale caposcuola della grafologia francese, e della grafologia tout-court.

Seguendo lo schema mentale appena sopra esposto, possiamo considerare essere stata questa una fase di “identificazione” necessaria per una affermazione all’interno di una realtà culturale decisamente poco aperta agli apporti della grafologia. Assolutizzare il metodo dell’uno o dell’altro voleva dire intanto rafforzare i propri confini, e così assicurarsi della propria presenza.

Poi la grafologia è cresciuta: in Francia ha da tempo ottenuto riconoscimenti pubblici dopo essersi conquistata sul campo (soprattutto nella selezione) meriti e nemici; in Italia è entrata – seppure per poco – nelle Università e ora è riconosciuta ufficialmente come professione. Anni di dibattiti, opportunamente ancora aperti, sul piano epistemologico, hanno permesso di definire il campo specifico di ricerca e i metodi peculiari di questa scienza umana.

[…] Ora che ci si può scoprire autonomi e liberi da complessi sarà davvero necessario fare definitivamente i ”conti con i padri”. Mai, invece, si negheranno le differenze delle semeiotiche, sia perché vorrebbe dire lasciare che tutto rimanga come è, vanificando lo sforzo del comprendere; sia perché si impedirebbe l’arricchimento reciproco che solo la consapevolezza delle diversità può apportare.

 […] Come primo passo, sarà da ri-storicizzare teorie e maestri,  rileggendo con attenzione, critica, i loro testi (tutti)[1]. Ci si potrà così informare su come alcuni concetti jaminiani di classificazione, irrigiditi dallo psicologismo venato dal positivismo di fine ottocento-inizio novecento, siano stati superati dalle ricerche e dalla cultura nuova […]. Altrettanto è stato per certi riferimenti di Moretti alla scienza fisiologica e psicologica del suo tempo.

Invece, di Moretti, risulta ipotesi ancora, e quanto, stimolante quel ricondurre il gesto grafico, nel suo farsi, alle realtà della mente che sono biologiche ma, come oggi si sa, anche legate alle emozioni e alla complessità dei rapporti interpersonali e ambientali.

[…] La schematizzazione (molto cartesiana) delle specie viene sottoposta a continue verifiche dallo stesso Crépieux-Jamin che, anzi, sentendo il peso del numero eccessivo, tracciava un percorso di studio: “Il lavoro di domani è di dividere le specie in qualitative e secondarie” (Carattere, p.59).

Rimane ancora oggi di indiscutibile importanza la sua sistematizzazione generale in categorie che se, utilizzate in maniera flessibile, possono risultare vantaggiose anche nel dare una organicità agli apporti geniali, ma spesso poco organizzati, di Moretti.

Per rilassare la mente, e l’animo, consiglio sempre un primo approccio che direi “leggero”, capace di farci entrare nei testi stessi con la curiosità non ancora appesantita dalle riflessioni critiche. Auspico, in questo caso, che una veloce spigolatura nelle opere dei nostri “padri” riservi delle sorprese capaci di smussare elementi di polemica pur offrendo spunti per approfondire, insieme, problematiche sempre attuali.

Intanto: cosa è la grafologia. “E’ una scienza sperimentale”, asserisce Moretti (Trattato, p.3). “Una scienza di osservazione” che riposa su basi certe … ha le sue leggi, il suo metodo, … non ha niente di occulto e si può apprendere”, sembra precisare Crépieux-Jamin (Canailles, p.29).

Certo “non consiste nell’applicare 1 o 2 regole, ma nel mettere insieme molti criteri grafologici, per sommarli, dividerli, eliminarli…” (Moretti, Trattato, p.17). In effetti “tutta l’arte del grafologo consiste in questo: discernere tra i significati possibili il più convincente rispetto al contesto…” (Crépieux-Jamin, ABC, p.44).  Soprattutto, “lo studio isolato dei segni grafologici non approda a nulla se non si procede alla combinazione di questi segni” (Moretti, Trattato, p.389); e in effetti “… che importa il numero dei colori se non si sa metterli al loro posto, né graduarli, né combinarli?” ( Crépieux-Jamin, Carattere, p.101).

Ma la grafologia, proprio perché scienza, con problematiche specifiche, con tante ipotesi da verificare, trova molti nemici: anzi, precisa Moretti “la grafologia crea dei nemici” (Autobiografia, p.49) e ricorda “il brontolio, il sogghigno, il sarcasmo degli antigrafologi irragionevoli” (Trattato, p.613).

La grafologia, poi, incontra anche molti ostacoli. Quali? Intanto, “l’ostacolo di entità non indifferente è rappresentato dal dilettantismo che ha invaso la scuola grafologica in modo disonorevole” (Moretti, Attitudini, p.36). In senso generale, potrebbe precisare Crépieux-Jamin, sono da temere “i grafologi inutili: gli intuitivi, gli ignoranti, gli stupidi… quelli che hanno una fiducia eccessiva nelle loro possibilità” (Canailles, p.30 e 32).

Anche perché “non tutti sono adatti alla grafologia: bisogna avere una spiccata tendenza allo studio della psicologia… e bisogna avere disposizione a fare la sintesi delle indicazioni grafologiche” (Moretti, Autobiografia, p.56). E questo, dal momento che “la scrittura è una sintesi: non libera i suoi segreti se non ai ricercatori capaci di una visione d’insieme, di interpretazioni flessibili” (Crépieux-Jamin , ABC, p.202).

[…]

Comunque, visto che, come il razionale Crépieux-Jamin ricordava, la grafologia è “vera scienza” perché “suscettibile di sviluppo continuo“ (Carattere, p.23), sarebbe ora “di smetterla di cantare da soli, perché non si farà mai coro” (più o meno così, Lamberto Torbidoni nel 1993 ad Ancona).

bibliografia

per le opere di J. Crépieux-Jamin :

Les éléments de l’écriture des canailles, Paris, Flammarion, 1923 (nel testo indicato con Canailles);

Le basi della grafologia, Torino, Bocca, 1929 (nel testo indicato con Basi) ;

Traité pratique de graphologie, Paris, Flammarion, 1934 (nel testo indicato con Traité) ;

Il carattere della scrittura, Urbino, Quattroventi, 1985 (nel testo indicato con Carattere) ;

L’ABC della grafologia, Padova, ed. Messaggero, 2001 (nel testo indicato con ABC)

per le opere di G. Moretti :

Perizie grafiche su base grafologica, Verona, ed. L’albero, 1942  (nel testo indicato con Perizie) ;

Grafologia sui vizi, Ancona, Istituto grafologico,1974 (nel testo indicato con Vizi) ;

Chi lo avrebbe mai pensato, Ancona, Curia provinciale dei Frati minori conventuali, 1977 (nel testo indicato con Autobiografia) ;

Trattato di grafologia, Padova, ed. Messaggero, 1980 (nel testo indicato con Trattato) ;

I Santi dalla loro scrittura ,Torino, San Paolo, 1997;

Facoltà intellettive, attitudini professionali dalla grafologia, Padova, ed. Messaggero, 2000 (nel testo indicato con Attitudini) ;

Scompensi, anomalie della psiche e grafologia, Padova, ed. Messaggero, 2000 (nel testo indicato con Scompensi) ;

Grafologia pedagogica, Padova, ed. Messaggero, 2002 (nel testo indicato con Pedagogica).

 

Anna Rita Guaitoli – Dall’articolo apparso nella rivista “Il Giardino di Adone”, n.1


[1] Di grande interesse, anche per i grafologici di scuola francese, il libro di S.Ruzza “ Storia della grafologia”, Urbino, Libreria Moretti, 1998