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La scelta dello stampatello nella costruzione dell’identità

Di fronte alla sempre maggiore frequenza nelle scritture di oggi del modello script (per semplificazione: considereremo sotto questa voce sia lo script in cui permane la presenza della zona minuscola, sia il tipografico con le lettere tutte maiuscole, sia -quello oggi prevalente- misto di lettere corsive e non), due sono le domande che bisogna porsi: dal punto di vista più strettamente sociologico, fino a che punto si sta estendendo; dal punto di vista specificatamente grafologico, come poterlo analizzare.

Per qualunque prospettiva di analisi, rimane la domanda fondamentale: perché?

Intanto alcuni dati. Nell’ultima inchiesta francese sulle scritture degli adolescenti (1997) lo script era presente nel 23% delle scritture dell’ultimo anno scolastico, con forte aumento rispetto alla precedente degli anni ‘80.

Oggi, l’aumento è percepibile facilmente nell’esperienza di tutti. E comunque su 350 scritture di ragazzi dai 14 ai 19 anni da me analizzate negli ultimi tre anni scolastici ho riscontrato una percentuale del 60% nel biennio (14/16 anni) e del 37% nel triennio (16/19 anni).

Pur tenendo presente, dunque, caratteristiche specifiche della fase evolutiva quali transitorietà, spinta dell’imitazione, necessità avvertita di chiarezza, è innegabile che lo script si stia affermando come modello che va a soppiantare quello dominante fino a qualche anno fa, molto tondo, gonfio, con cerchietti al posto dei puntini.

Il peso della sua frequenza ci impone di non risolvere l’analisi di uno script con sbrigatività e ci costringe a superare la visione tradizionale per cui questa scelta grafica, in quanto povera di movimento, sia solo una bizzarria; e in quanto “maschera”, rappresenti una costruzione falsa di sé.

[…]

Sarà da capire allora quali possano essere le motivazioni generali possibili dietro questa scelta. Mi è sembrato utile per una analisi non astratta,  fare riferimento alla collaudata teoria di Maslow […] Ricordiamo anche che i bisogni, come tali, mettono in moto le motivazioni: quelle motivazioni che, a loro volta, attiveranno dei comportamenti ritenuti opportuni e funzionali alla soddisfazione dei bisogni stessi.

[…]

Questo è stato e questo è. Non possiamo però, in quanto a contatto con i ragazzi e in quanto studiosi di comportamenti, non interrogarci sull’uso sempre più frequente dello script, cercandone i perché.

Una delle risposte che si può proporre in aggiunta a quelle sopra esposte è che nel momento in cui i modelli relativi all’identità collettiva risultano più fragili, più difficile diventa, per questi nostri adolescenti, la conquista di identità. […]

Ritornando nell’ambito del nostro specifico, una tale realtà sociologicamente macroscopica non potrà che spingerci a porre nuova attenzione agli elementi grafici da valutare superando le cautele, se non le critiche, di chi analizzava nel passato questa modalità scrittoria allora rara, sottolineandone monotonia, gesto spezzato, povertà di movimento. Dal punto di vista dell’analisi, lo sguardo si dovrà fare attento al tracciato […]

Non basterà certo mettere delle croci su qualche griglia per cercare il “perché” di quel comportamento grafico. Solo la capacità di valutare le sfumature, di cogliere il dosaggio dei pesi in gioco, permetterà al grafologo di entrare nella struttura intima e intercettare il senso di quel conflitto di forze che ha dato l’avvio alla costruzione di tanta armatura di difesa. Una armatura che, comunque, permette di esserci.

Anna Rita Guaitoli – Dalla relazione nella giornata di studio e di aggiornamento dell’AGP Lazio “ L’immagine e l’identità di sé nella scrittura spontanea e in quella artificiosa” (Roma, 13 novembre 2005).